Prodotti Tipici Ferraresi
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La Coppia Ferrarese
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Il Pasticcio di Maccheroni
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I Cappelletti
I cappelletti sono la versione ferrarese dei tortellini. La loro origine si perde nella mitologia. Si narra infatti che un giorno Venere si mostrò nuda ad un cuoco. Questi, sconvoloto da tanta bellezza, tornò in cucina, prese un pizzico di “batù” di carne, tagliò un piccolo rettangolo di sfoglia e, modellandolo sulla forma dello stupendo ombelico di Venere, creò il cappelletto. |
I Cappellacci di Zucca
Piatto tipico ferrarese, molto apprezzato dagli Estensi. Si racconta che la sua forma ricalchi quella di un cappello di Lucrezia Borgia. È un piatto particolare, a base di zucca impastata con il Parmigiano e la noce moscata. Va condito con ragù di carne per esaltarne il gusto agrodolce. |
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La Salama da Sugo calda
Presente sulla tavola dei ferraresi da oltre sei secoli la salama da sugo era un vanto degli Estensi che ne facevano spesso omaggio alle casate amiche. Questo gustoso insaccato è farcito di carne suina, vino e spezie e stagiona per un anno intero. Esalta il suo sapore servita con purè di patate. |
La Salama da Sugo fredda
La forma ricorda il vasellame del XV-XVI secolo caratterizzato da una rotondità ogivale ripartita in spicchi rigonfi. Apprezzata anche in estate, ben fredda o cruda dopo una lunga stagionatura, va affettata e servita con melone e fichi. |
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La Zia Ferrarese
Le origini della Zia Ferrarese sono riconducibili al periodo tardo rinascimentale. Il suo impasto, esclusivamente di carne suina, viene aromatizzato con sale, pepe e aglio fresco e lasciato macerare nel vino bianco. Il tutto viene insaccato poi nella vescica del maiale e lasciato stagionare nelle cantine fino a primavera inoltrata. |
La Vongola di Goro
È un mollusco pregiato della specie Tapes che trova nelle coste ferraresi, ed in particolare nella sacca di Goro, le condizioni ideali per la sua crescita e la riproduzione. La sua squisitezza intrinseca e la sapiente creatività di generazioni di cuochi ferraresi hanno fatto di questo mollusco uno dei punti alti della cucina nostrana. |
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L’Anguilla
Un misterioso richiamo attrae le anguille dal Mar dei Sargassi alle Valli di Comacchio. Qui compiono la loro metamorfosi e diventano adulte. Regina delle specialità tipiche comacchiesi, la si può gustare in vari modi. Oggi, nella provincia di Ferrara, sono state codificate ben 48 ricette. L’anguilla alla griglia però, fino dall’epoca Estense, resta re dei piatti. |
Il Pampapato
Il suo nome significa “Il Pane del Papa”. Fu creato nel seicento dalle monache di clausura e ha la forma dello zucchetto papale. L’impasto è di farina, zucchero, miele, mandorle, buccia d’arancio, spezie e cacao. Cotto al forno viene poi ricoperto da ottimo cioccolato fondente. |
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La Torta di Tagliatelle
Dalle tagliatelle sottili all’uovo, ispirate dai biondi capelli di Lucrezia Borgia, nasce questo dolce composto da una base di pasta frolla, un gustoso marzapane di mandorle scure e le tagliatelle che si dorano al forno dando al dolce una vista armoniosa. Viene rifinita con zucchero a velo. |
La Tenerina
È un dolce al cioccolato vanto della tradizione ferrarese. Il nome è dato dalla sua particolarità: è infatti uno dei pochi dessert completamente privo di farina. La delicatezza del suo sapore è l’esaltazione del palato. |
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La Zuppa Estense o inglese
Un suo lontano parente è il “Trifle” anglosassone. Sulla tavola degli Estensi compare attorno al 1600. Alla città di Ferrara spetta il merito di avere rielaborato in maniera creativa l’originale ricetta britannica, sostituendo la quasi totalità degli ingredienti dando vita ad un insieme equilibrato ed armonico di sapori, divenuto una specialità dolciaria ferrarese. |
I Mandorlini del Ponte
Dolcetti di mandorle che devono il nome al ponte sul Po che unisce l’Emilia Romagna al Veneto in località Pontelagoscuro. Mandorle pelate, albume d’uovo e zucchero sono gli ingredienti che creano un composto morbido, che prende forma durante la cottura, sagomandosi a seconda della disposizione delle mandorle e rendendo ogni mandorlino diverso dall’altro. |
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La Ciambella
Dolce della cucina povera contadina. Fino dalla notte dei tempi veniva fatto a novembre quando si facevano i salumi e si poteva sfruttare lo strutto che veniva amalgamato a farina, uova e zucchero. La ciambella poteva essere tonda con il buco al centro o a forma di filone. Veniva cotta nel forno del pane. Oggi, al posto dello strutto, si usano burro e latte. |
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